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giovedì 28 febbraio 2013

London Calling


“Londra malinconica- a volte immagino che le anime perdute della gente siano costrette a vagare per le strade di questa città in modo perpetuo. Uno le sente passare accanto come un soffio d’aria”
William Butler Yeats


Dedico questo post alla città che più mi affascina e che adoro della vecchia Europa: London, una città dalle mille sfaccettature: ipertecnologica ma naturalistica: con i parchi enormi che si trovano al centro della città, tra i grattacieli della City; caotica come un formicaio in movimento ma ordinata nel suo   disordine. Solo chi è stato in questa splendida città può capire quello che sto dicendo.









La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

E' un libro molto particolare che combina testo scritto e immagini, ma non si può definire un fumetto perché non vi sono i classici balloon e vi è la voce narrante che guida il lettore nelle parti scritte. Le immagini sono delle illustrazioni di fattura molto pregiata che occupano l'intera pagina e vi catapultano tra le strade di Parigi e all'interno degli stretti cunicoli della stazione. Sono le parole però che fungono da illustrazioni alle immagini, piuttosto che il contrario. Questo paradosso testimonia la grande bravura dell'autore, il quela attraverso le immagini mute esprime l'essenza dell'azione come se si trattasse di scene un vecchio film muto. E' una via di mezzo tra romanzo, cinema e graphic novel, un ibrido davvero molto particolare che vi stravolgerà.  Eccone un esempio:
Hugo che guarda dal numero 5 dell'orologio della famosa Stazione di Montparnasse di Parigi.

E' stato pubblicato da Brian Selznick nel 2007 e reso celebre dal film prodotto e diretto da Stanley Kubrick del 2011, vincitore di cinque premi Oscar e undici nominations. Nonostante sia composto da circa 512 pagine, si legge molto velocemente, io l'ho divorato in un solo giorno! 
E' un libro per ragazzi, ma può essere apprezzato dai lettori di tutte le età perché vi sono le più diverse tematiche: l'amicizia, la dedizione per il lavoro, l'amore, l'innocenza perduta dei bambini costretti a vivere in situazioni precarie, il senso di mistero, ecc.
La luna, le luci di una città, una stazione affollata, due occhi spaventati. Le immagini a carboncino scorrono come in un cinema di carta fino a inquadrare il volto di Hugo Cabret, l'orfano che vive nella stazione di Parigi e fa il guardiano degli orologi della stazione di Montparnasse e vive la sua vita in incognito, cercando di non farsi vedere mai da nessuno. Per sopravvivere è costretto a rubacchiare e sarà proprio questo suo atteggiamento che lo trascinerà in una strabiliante avventura. Nel suo nascondiglio segreto, Hugo coltiva il sogno di diventare un grande illusionista e di portare a termine una missione: riparare un automa prodigioso composto di meccanismi simili a quelli di un orologio, che il padre gli ha lasciato prima di morire, che avevano trovato nel museo nel quale il egli lavorava. Sorpreso a rubare nella bottega di un giocattolaio, Hugo si imbatterà in Isabelle, una ragazza che lo aiuterà a risolvere un affascinante mistero in cui identità segrete verranno svelate e...non vi anticipo nient'altro sulla trama perché vi rovinerei la sorpresa! Io ho iniziato a vedere il film , ed ero rimasta affascinata da questo misterioso bimbo e la creatura meccanica che gli faceva compagnia ho subito pensato che si trattasse di una storia alla Blade Runner o A.I, intelligenza artificiale, con i soliti automi che si trovano in conflitto con gli umani ma nello stesso tempo mantengono strascichi di umanità, ma non si tratta di nulla di tutto ciò...rimarrete davvero sorpresi e sicuramente imparerete qualcosa dalla vicenda del piccolo Hugo. E' un libro semplicemente meraviglioso e fuori dal comune, vi consiglio assolutamente di leggerlo... imparerete sicuramente qualcosa!





Quattro libri e un mondo


Joseph Fiennes in "Shakespeare in love" film del 1999 sulla vita del famoso drammaturgo.

Ciao a tutti ecco finalmente il primo post del mio blog, spero di non essere troppo noiosa, purtroppo non scrivo spesso e sicuramente sarà un po' impacciato il mio modo di scrivere. Inauguro questo mio nuovo blog parlandovi del famoso drammaturgo inglese William Shakespeare (1564-1616), uno dei padri della letteratura inglese, quale modo migliore per cominciare un blog sui libri?
Studio la letteratura inglese da decenni ormai, ma solo negli ultimi anni mi sono avvicinata al mondo del teatro Shakespeariano e ne sono rimasta davvero affascinata. Sentirne parlare è un discorso, ma leggere integramente le sue opere è davvero una meravigliosa esperienza, che un amante della lettura non può assolutamente lasciarsi sfuggire. Aprire un libro di Shakespeare è come catapultarsi in un mondo meraviglioso, popolato da grandi eroine, che per la prima volta divengono protagoniste di un'opera letteraria: Portia, Lady Macbeth, Giulietta, Desdemona... delle figure emblematiche che hanno il compito di risolvere le trame delle opere. L'innovazione di Shakespeare non è riscontrabile tanto nelle trame, nelle tematiche trattate, le quali spesso sono tratte dalla mitologia greca e latina (primo fra tutti il mito di Piramo e Tisbe al quale si richiama la sua opera più rappresentativa: Romeo and Juliet), dalla storia, e dalla fervida immaginazione dell'autore. Per tale ragione, spesso lo definisco, come il più grande "copione" della storia letteraria inglese, non lo dico in senso dispregiativo, perché sa "copiare" in modo sublime: riesce a rendere unico, con il suo linguaggio innovativo (fatto di metafore, neologismi, puns= parole che creano doppi sensi, assonanze e allitterazioni) e la sua poeticità, un tema già analizzato in passato, mettendo insieme miti, ambientazioni completamente diverse (Il mito di Piramo e Tisbe, ambientato nella Verona-Mantova del '500. Piuttosto, ciò che è davvero innovativo, è la trattazione dei personaggi, dotati di una profonda interiorità, analizzati in modo assolutamente moderno dall'autore. Il lettore si trova davanti alle visioni, ai ricordi, ai presentimenti dei personaggi, in particolare Macbeth che spesso comunica con il pubblico con i suoi numerosi "Aside" che sono pura interiorità. Fatta eccezione per alcune parole arcaiche e ricercate, sembra proprio di leggere un'opera contemporanea, ciò è dovuto anche all'immediatezza che solo il linguaggio teatrale riesce a trasmettere. 
Le opere di Shakespeare che ho avuto modo di leggere sono poche purtroppo, spero di recuperare presto questa mia mancanza:

1. Romeo and Juliet_ Tragedia_1594-96:
Nella bella Verona dove la scena è collocata, due famiglie di pari dignità piombano per rancori antichi in una nuova discordia che insozza le mani dei cittadini con il loro stesso sangue. Dai lombi fatali di questi nemici, trae vita una nuova coppia di sfortunati amanti, le cui sventure pietose con la morte, la faida dei loro genitori seppelliscono. 
[...] 
Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana. 
2. The Merchant of VeniceCommedia_ 1596-97; la parte più bella è il monologo dell'ebreo usuraio Shylock:
Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici. E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo? Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo. Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta. La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica; e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.

3. Othello_ Tragedia_1604:
E' colpa della luna: si accosta alla terra più del giusto e fa impazzire la gente.

4. Macbeth_ Tragedia_1606:
Sarebbe dovuta morire prima o poi. Ci sarebbe dovuto essere un tempo per usare questa parola domani, domani, domani, si insinua a piccoli passi giorno per giorno fino all'ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato a stupidi la strada a una morte polverosa. Consumati, consumati, corta candela! La vita è un'ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco e poi non se ne sa più niente. È un racconto narrato da un idiota, pieno di suoni e furore, significante niente.