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martedì 4 giugno 2013

Gli effetti secondari dei sogni di Delphine De Vigan

INTRODUZIONE
Ho conosciuto questo libro grazie al gruppo di Facebook la Compagnia dei lettori di cui faccio parte che mensilmente organizza delle letture di gruppo relative ad una particolare area geografica di appartenenza o relative ad un particolare tema. Questa volta ho deciso finalmente di parteciparvi facendo una recensione nel mio blog, ancora non mi sento di fare video, sono a disagio con la telecamera a causa della mia timidezza. Questo mese il tema era la letteratura francofona contemporanea, e tramite votazioni, abbiamo scelto questo libro dell’autrice francese Delphine de Vigan.
Brossura, 9, 50 euro, Mondadori, 207 pagine, traduttore Bellini.

TRAMA
Lou Bertignac è una timida ragazzina di 13 anni fuori dal comune, amante della grammatica e con un QI al di sopra della media. Per questo motivo frequenta già il terzo anno del liceo, ed è catapultata nel mondo dell’adolescenza con tutti i problemi e le preoccupazioni che essa comporta: i primi amori, le prime amicizie, i primi batticuori. Lou, a causa della differenza di età e della sua intelligenza, non è molto amata dalle compagne di classe che con i loro braccialetti tintinnanti la deridono quotidianamente. L’unico che la prende sul serio e che l’ammira è Lucas, un ragazzo diciassettenne sfrontato e intraprendente che va male a scuola e consegna sempre in bianco i suoi compiti, per protesta contro la società chiusa nelle sue convenzioni che rappresenta la scuola, l’esatto opposto di Lou, che però è molto attratta dal ragazzo e del quale è profondamente innamorata. Il professor Marin, le assegna una relazione orale su un argomento a piacere e Lou senza pensarci troppo decide di parlare dei senza tetto di Parigi, tentando di ricostruire la vita di un senza tetto in particolare per comprendere le ragioni della sua situazione. Lou è terrorizzata dalle relazioni orali, il dover parlare davanti a tutti la fa sprofondare in una profonda «faglia sismica», ma è costretta a farlo per non deludere il suo professore prediletto. E così avviene l’incontro con No (Nolwenn) una diciottenne un po’ sbandata, dal passato burrascoso,  dipendente dall’alcol e fumatrice incallita che è costretta a vivere per strada e a cambiare sempre posto per non dare nell’occhio e nascondersi tra le figure invisibili della città, che Lou scorge attraverso i vetri della metropolitana, mezzo che prende giornalmente per necessità e perché si diverte ad osservare i volti della gente, che per la piccola rappresentano un mistero insondabile, un universo tutto da scoprire, quello delle relazioni sociali. Le due ragazze diventeranno amiche inseparabili, al punto da dire di «stare insieme». Prima No va a vivere a casa di Lou ma a causa delle sue dipendenze viene cacciata dai pazienti genitori di Lou la cui esistenza era stata funestata dalla morte prematura della sorellina di Lou. Così No si trasferisce da Lucas ma anche qui causerà non pochi problemi… TO BE CONTINUED…

COMMENTI
La storia trattata non è molto innovativa come avete letto più o meno dalla trama, ma nonostante questa apparente semplicità il libro è scritto davvero in modo meraviglioso, ricco di spunti di riflessione e di indagine, che aprono scenari interi nella tua mente. Ho immaginato di essere in mezzo ai senza tetto di Parigi o di qualsiasi altra città al mondo, ho sentito il freddo gelido attraverso gli stracci, mi sono sentita anch’io come loro in mezzo ai cartoni, in cerca di un riparo sicuro per la notte per riposare e sentirsi per un attimo come a casa propria, protetti. Per un momento ho assunto anch’io il punto di vista degli “invisibili” della città, coloro che preferiamo non guardare, che ignoriamo presi dalla nostra vita frenetica e sempre in corsa. Sicuramente è questo lo spunto di riflessione più presente del libro che ti porta a comprendere meglio il mondo dei senzatetto che in mezzo ai loro cartoni umidi si portano dietro un fardello ben più pesante: un’esistenza triste o burrascosa che li ha ridotti nel loro stato attuale come il passato di No che con riluttanza la ragazza rivela all’amica Lou che vorrebbe aiutarla a sorreggere questo fardello ma che purtroppo non riesce. Altro tema presente nell’opera è il tema dell’adolescenza, un età molto difficile che Lou raggiunge prima del tempo interagendo con i suoi compagni più grandi ed in particolare con Lucas che le fa conoscere l’amore. Altro tema è l’alcolismo/la dipendenza che No non riesce a dominare a causa dei vari problemi che l’affliggono. Altro tema e spunto di riflessione è sicuramente la morte-il lutto non superato come il caso della sorellina di Lou, morta prematuramente che la madre non riesce a rielaborare e si lascia dominare dalla depressione che è sempre pronta a scatenarsi nella mente della donna e quindi anche all’interno della famiglia di Lou. Ho trovato il finale un po’ forzato e non molto originale, è stato anche molto prevedibile … Comunque nonostante tutto è stata una lettura piacevole e consigliata decisamente, anche se non è propriamente il mio genere.

BIOGRAFIA

Delphine de Vigan è nata nel 1966 a Boulogne-Billancourt ed è ancora in vita. Dopo vari lavoretti ha ottenuto a Alford una posizione di alto livello come sondaggista. Oggi è madre di due figli e vive del suo lavoro di scrittrice dal 2007. Il suo primo romanzo, Giorni senza fame , è stato pubblicato nel 2001 da Edizioni Grasset sotto lo pseudonimo di Lou Delvig: si tratta di un romanzo autobiografico sulla lotta contro l’anoressia . Delphine de Vigan poi pubblicato con il suo nome nel 2005, Les Jolis Garçons , un romanzo breve (150 pagine) composto da tre storie d'amore di una giovane donna, Emma. Nel 2006 ha pubblicato Un soir de décembre che tratta il tema dell'amore e della difficoltà di memoria, che è stato insignito del Premio Letterario di San Valentino 2006. Nel 2007 pubblicò No et moi che parla di un’adolescente-prodigio che aiuta un giovane senza tetto ed è stato premiato con il Rotary International nel 2009. È stato tradotto in venti lingue ed è stato fatto un adattamento cinematografico prodotto da Zabou Breitman , film uscito il 17 nov 2010. Nel 2008, Delphine de Vigan ha partecipato alla pubblicazione di Sotto il cappotto, una raccolta di cartoline erotiche dei ruggenti anni Venti. Ha co-scritto il film Tu sarai mio figlio nel 2011. La storia racconta le difficoltà di un figlio che cerca l'approvazione di un padre che vive solo per il prestigio della sua vigna. Nel 2011 ha ottenuto il Prix du roman Fnac, il Prix Roman France Télévisions e il Prix Renaudot des Lycéens per Rien ne s'oppose à la nuit, in cui racconta la storia di sua madre affetta dal disturbo bipolare della personalità ripercorrendo la storia dell’intera sua famiglia. È la moglie del critico letterario e giornalista François Busnel.

CITAZIONI VARIE
«C’è come una città invisibile nel cuore stesso della città. La donna che ogni notte dorme nello stesso posto, fra le buste di plastica e nel sacco a pelo. Direttamente sul marciapiede. Gli uomini sotto i ponti, nelle stazioni, la gente distesa sui cartoni o rannicchiata sopra una panchina. Un giorno cominci a notarli. Per strada, in metropolitana. Non solo quelli che chiedono l’elemosina. Anche quelli che si nascondono. Li riconosci dall’andatura, la giacca sformata, il maglione bucato. […] Sono migliaia. Il sintomo del nostro mondo malato. […] In quel mondo parallelo che pure è il nostro, cercando sono un posto da cui non fosse schiacciata, un posto per sedersi o per dormire. […] Fuori uomini e donne dormono sepolti nei sacchi a pelo o sotto scatoloni vuoti, sopra le griglie d’areazione della metropolitana, sotto i ponti oppure direttamente per  terra, fuori uomini e donne dormono negli angoli di una città che li esclude».
« A volte mi sembra che qualcosa manchi dentro di me, che ci sia un filo invertito, un pezzo difettoso, un errore di fabbricazione, non qualcosa in più, come si potrebbe credere, ma qualcosa in meno».
« Siamo capaci di spedire aerei supersonici e missili nello spazio, identificare un criminale grazie a un capello o un minuscolo lembo di pelle, creare un pomodoro che resti tre settimane in frigorifero senza raggrinzirsi, contenere miliardi di informazioni in un microchip. Siamo capaci di lasciar morire la gente per strada».
«Impariamo a trovare incognite nelle equazioni tracciare rette parallele e dimostrare teoremi, ma nella vita vera non c’è niente da porre, calcolare o risolvere. È come per la morte dei neonati. Dolore, e nient’altro. Un grande dolore che non si dissolve nell’acqua o nell’aria, una specie di componente solido che resiste a tutto».
« […] Tutto va in fretta, nonostante la mia ritrosia ad agire e a buttarmi, perché spesso le immagini e le parole m’invadono la mente e mi paralizzano […] bisogna mettere un piede dopo l’altro senza interrogarsi se sia meglio iniziare con il destro o con il sinistro».
«Pensare di smettere di pensare è ancora pensare. E contro questo non si può fare nulla».
«Spesso rimpiango che non si possano cancellare le parole nell’aria come sulla carta, che non esista una penna speciale che si possa agitare sulla propria testa per eliminare le parole inopportune prima che arrivino alle orecchie».
«Di notte quando non si dorme le preoccupazioni si moltiplicano, crescono si amplificano; man mano che le ore passano l’indomani si oscura, il peggio raggiunge l’evidenza, più nulla sembra possibile e superabile più niente sembra tranquillo. L’insonnia è il volto oscuro dell’immaginazione».
Qualche volta però la notte mette le carte in tavola, qualche volta la notte rivela la sola verità: il tempo passa e le cose non saranno più come prima».
«Nei romanzi ci sono dei capitoli per distinguere i momenti, per mostrare che il tempo passa e la situazione si evolve , qualche volta ci sono anche delle parti con titoli carichi di promesse, “L’incontro”, “La speranza”, “La caduta”, come nei quadri. Ma nella vita non c’è niente, né titoli, né cartelli, né segnali, niente che indichi attenzione, pericolo, smottamenti frequenti o delusione imminente. Nella vita siamo soli con i nostri vestiti peggio per noi se sono strappati».
«La grammatica è una menzogna perché ci fa credere che le proposizioni si combinino fra loro secondo una logica che lo studio rivela, una menzogna protratta nei secoli perché adesso so che la vita è solo una successione di tregue e squilibri, il cui ordine non obbedisce ad alcuna necessità».
«Prima di incontrare No, credevo che la violenza fosse nelle urla, nelle botte, nella guerra e nel sangue. Adesso so che la violenza è anche nel silenzio, e qualche volta è invisibile a occhio nudo. La violenza è il tempo che risana le ferite, la sequenza irriducibile dei giorni, l’impossibile ritorno indietro. La violenza è quello che ci sfugge, che tace, che non si manifesta, la violenza è ciò che non ha spiegazione, che resterà opaco per sempre».






mercoledì 15 maggio 2013

Vento dell'est: vento dell'Ovest di Pearl Sydenstricker Buck

221 pagine_ La Bibloteca di Repubblica_2003.

Ciao a tutti amici lettori,
anche se in realtà parlo più a me stessa che ai pochi se non nulli lettori del mio blog, ma in questo modo rivolgendomi ad un VOI riesco a non sentirmi una pazza che parla da sola. Dopo questa premessa inutile passo subito a trattare l'argomento del mio post.
Qualche settimana fa guardando la mia libreria polverosa piena di libri che aspettano da anni di essere letti, mi sono accorta di avere questo libro, del quale mi ero dimenticata da molto tempo. Era in allegato nel lontano 2003 con il quotidiano la Repubblica, in realtà l'aveva preso mio padre io nemmeno sapevo cosa trattasse. Ho visto su internet che era ambientato in Cina e data la mia passione per il mondo asiatico ho deciso di intraprendere questa lettura, inconsapevole della trama e di tutto il resto. Durante la lettura ho scoperto che in realtà era una raccolta di tre racconti, sono rimasta un po' delusa da questo perché mi aspettavo un romanzo, una storia più dettagliata e approfondita, dei personaggi maggiormente caratterizzati, ma non per questo posso dire di non averlo apprezzato, anzi è stata una lettura molto piacevole che ha aperto nuovi orizzonti conoscitivi e mi ha catapultato nel mondo cinese non ancora completamente assoggettato al mondo occidentale che non conoscevo molto bene. 
L'autrice Pearl Sydenstricker Buck conosciuta anche con il nome cinese Sai Zhenzhu nacque in Virginia nel 1892 era figlia e moglie di missionari presbiteriani che si trovavano in Cina, il padre Absalom Sydenstricker e la madre Caroline Stulting avevano un confortevole bungalow presso Chinkiang, una cittadina sul fiume YangTse ed erano più che benestanti. Trascorrerà la sua giovinezza in Cina spostandosi nel 1900 a Shangai dove visse fino ai 18 anni imparando la lingua cinese e alcuni dialetti oltre che molte leggende. Nel 1910 va a studiare a Lynchburg (Virginia) e poi in Inghilterra dove si laurea in letteratura inglese. Durante la prima guerra mondiale è di nuovo negli USA per motivi di studio e nel 1917 sposa John Lossang Buck, missionario e insegnante di agraria in Cina, dove  l'autrice ritorna felicemente da adulta. Comincia a scrivere racconti per l'Atlantic Magazine e insegna letteratura inglese all'Università di Nanchino fino al 1934 quando sarà costretta ad abbandonare a causa delle ritorsioni contro gli stranieri. I due divorzieranno nel 1935 dopo aver dato alla luce una figlia, Carol. Sarà proprio per fornire cure adeguate alla figlia che Pearl Comfort si dedicherà alla scrittura di numerosi libri. Al consolidamento del successo mondiale dell'autrice contribuirà il secondo marito della scrittrice Richard J. Walsh presidente della casa editrice John day Company che lei conosceva da anni e che sposa lo stesso giorno in cui divorzia dal Buck. Nel 1931 pubblica la Buona terra, il suo romanzo più famoso che le valse il premio Pulitzer nel '31 e la medaglia di riconoscimento dall'American Academy of Arts and Letters. Dal romanzo venne tratto l'omonimo film diretto da Sidney Franklin. Nel 1938 riceverà anche il premio Nobel per la letteratura. Morì nel 1973.


I racconti sono:
1. Vento dell'est: vento dell'ovest che da il titolo al libro ed è quello che ho apprezzato di più;
2. La prima moglie.
3. La vecchia madre.
Il primo libro parla della vita di Kwei-lang la quale si rivolge ad una non meglio specificata sorella raccontandole la propria vicenda, la quale probabilmente è l'autrice stessa oppure è un modo per rivolgersi direttamente al lettore, questo aspetto non viene chiarito nel corso del libro.
"Posso dire queste cose a te, sorella, come non potrei a una sorella vera. Che cosa capirebbe lei della mia stessa gente, dei lontani paesi dove per dodici anni visse mio marito? Neppure potrei parlare liberamente con una delle straniere che non conoscono il nostro popolo, né i costumi che abbiamo conservato sin dai tempi dell'antico Impero. Ma tu? Hai vissuto tra noi per tutti i tuoi anni. Appartieni, è vero, alle terre dove mio marito studiò sui libri occidentali; Ma non potrai non capire" così recita l'incipit del libro.
Kwei-lang è la tipica donna cinese con una fede salda nelle tradizioni della sua terra e dei suoi antenati: "I miei antenati mi avevano tracciato la via e io la seguivo secondo i loro insegnamenti", ma presto dovrà rivedere la sua ortodossia a causa del vento occidentale che aveva iniziato a soffiare nel grande Impero cinese che si stava modernizzando in quel periodo. Nella prima parte viene descritta la vita nella casa cinese tradizionale dove vive la protagonista: i cortili delle donne con i loro piedi fasciati e il viso pallido soffocato dalla cipria, i rituali sacri a cui la protagonista ha partecipato sin da bambina, le serate a lei proibite del padre con le sue concubine, la separazione dal fratello in tenera infanzia per la separazione sessuale totale che caratterizzava la Cina tradizionale.
Tutto questo mondo crolla non appena si sposa con un uomo a lei destinato dalla famiglia, un medico allevato in Occidente e progressista militante, che le mostra un mondo diverso da quello in cui lei ha vissuto fino a quel momento , un mondo che non considera più la donna una proprietà esclusiva del marito, ma con pari diritti e doveri. All'inizio la protagonista non accetta questo mondo e lo concepisce come assurdo e barbaro ma pian piano inizia ad accettarlo, senza però dimenticare alcune tradizioni del suo popolo millenario che non devono essere dimenticate. Questo cambiamento è simboleggiato dallo sbendaggio dei piedi resi artificialmente minuscoli da millenni in Cina, che si dimostra così doloroso che a volte la protagonista si rimette per qualche ora le fasce vecchie per provare un po' di sollievo, ma poi si abitua a non fasciarli, al punto che riesce a salire con più facilità i gradini della sua nuova casa arredata all'occidentale e simbolicamente entra a far parte del mondo della Cina "Occidentale". "A togliere le bende i piedi facevano male. Molto male: una vera tortura. Il processo distensivo si rivelò quasi altrettanto doloroso del rattrappimento col bendaggio stretto, perché poco a poco  il sangue riprendeva a circolare".
Il marito vestito all'occidentale inizialmente non dimostrava particolare interesse nei suoi confronti, non la degnava neppure di uno sguardo nonostante i suoi tentativi di abbellimento secondo i canoni di bellezza cinesi (scarpine minuscole ai piedi fiorate, sete colorate, viso incipriato e truccato pesantemente). Lei stupita dal suo comportamento ha iniziato a compiere una riflessione su se stessa e sul mondo che fino ad allora era stato il suo. Il marito quindi non l'ha costretta a compiere questo mutamento è stata proprio lei attraverso l'incontro-scontro con questo nuovo mondo a farla maturare questa scelta di mutamento. Così il marito quando le chiede di togliersi le bende dai piedi, inizia ad interessarsi a lei, comincia anche ad apprezzarne il coraggio e considerarla come la propria compagna. Quindi il primo racconto parla dell'accettazione pacifica ma non per questo facile da compiere, della cultura occidentale espressa anche dalla storia d'amore del fratello della protagonista che decide di rinunciare all'eredità del padre in quanto primogenito per amore verso una donna occidentale.
Gli altri due racconti manifestano invece una visione più cupa dell'incontro-scontro con il mondo Occidentale che spesso risultano essere due mondi inconciliabili. 
Il secondo racconto narra, tramite un narratore onnisciente, la storia di una giovane donna cinese rimasta orfana di entrambi i genitori che vive in casa dei suoi suoceri con i due figli avuti con il marito Yuan che è stato per sette anni in Occidente a studiare, arricchendo il proprio bagaglio culturale e anche quello delle relazioni sociali e amorose risultandone profondamente mutato al punto che i genitori stentano a riconoscerlo. Non vi dico altro, non voglio rovinarvi la lettura.
Il terzo racconto narra la storia di una tipica donna cinese anziana che vive in casa del figlio e della nuora che viene continuamente criticata dalla famiglia per i suoi comportamenti troppo tradizionali considerati bigotti e rozzi e folli.
Quest'autrice non è molto conosciuta in Italia, o per lo meno non l'avevo mai sentita nominare. Merita davvero più interesse da parte della critica soprattutto quella femminista e anche post-coloniale, per i temi trattati e il modo in cui vengono trattati. Quest'autrice in risulta essere geniale da questo punto di vista perché anticipa proprio il femminismo degli anni Sessanta, per il suo modo di analizzare la realtà dal punto di vista dell'ALTRO rispetto all'occidente ma anche rispetto al sesso maschile dominante. Le protagoniste sono quindi delle donne cinesi che hanno subito, come direbbero le femministe, un doppio processo di colonizzazione: dal mondo occidentale da un lato e dal mondo maschile dall'altro. Vi consiglio questa lettura se volete approcciarvi al mondo asiatico e scoprire le sue vecchie tradizioni o se volete approfondire l'incontro-scontro tra due culture differenti, ma non per questo totalmente inconciliabili. L'autrice è riuscita a far sentire ai propri lettori i profumi, i colori e le tradizioni di questa terra dalla storia millenaria pur non facendone pienamente parte! 
Buone letture! A presto.






martedì 14 maggio 2013

Sofia si veste sempre di nero




7,99 euro_ Formato Kindle_ Minimum fax edizioni_ 208 pagine.

Ho scoperto questo libro grazie al gruppo su Facebook, la Compagnia dei lettori, grazie anche all'intervista della redazione di Youbookers all'autore che trovate in questo link: 
Ho subito acquistato il libro ed è stato un colpo di fulmine sin dalle prime pagine, non riuscivo a smettere di leggere, l'ho finito in soli due giorni e sono rimasta estremamente soddisfatta e colpita. Merita davvero i soldi spesi. Non leggo molti autori italiani e mi ha stupito molto la bravura di Cognetti, non pensavo ci fossero autori italiani così. Vi consiglio di leggerlo, sono sicura che non rimarrete insoddisfatti da questa lettura. Il libro è incentrato sulla vita di Sofia e sulle persone che nel loro percorso di vita incontrano la protagonista che da il nome al libro, come Oscar, la zia Marta, i suoi genitori e infine Pietro, dei personaggi molto caratterizzati ai quali ti affezioni nel corso della lettura e ti sembra di vestire i panni scuri di Sofia. Il libro si sviluppa sottoforma di una serie di racconti (10 racconti) indipendenti che alla fine confluiscono in un'unica trama che narra la vita di Sofia dalla sua nascita fino all'età adulta, intorno ai suoi 30 anni quando corona il suo sogno di recitare. Sullo sfondo percepiamo la periferia di Milano, la Milano degli anni 70-80 con le sue fabbriche i suoi lavoratori in sciopero continuo, che prima di leggere questo libro ignoravo completamente, la Parigi degli artisti e New York con le sue luci e la sua immensità il suo essere "un contenitore universale". La trama non è molto variegata o innovativa per i temi trattati, ma il modo in cui è descritta, la maniera di scrivere di Cognetti è davvero sublime, lo consiglio a tutti voi appassionati lettori. Anche il gesto più semplice come il fare il bagno, o giocare ai pirati assume una forte connotazione simbolica. Non aggiungo altro per non rovinarvi la lettura. Vi do solo qualche citazione:

“Lo sai che cos’è la nascita? È una nave che parte per la guerra”.


“Immagini impresse nella memoria di Sofia come i cartelli dell’alfabeto in prima elementare: un grappolo d’uva per ricordarsi la u, una farfalla colorata per la f, un punto rosso e pulsante nel buio per la Depressione, le mani nei capelli di suo padre per l’Esasperazione”.

“Tutto gira intorno alla morte: senza morte non ci sarebbe bisogno di pregare né di andare in chiesa, di obbedire a chiunque sia più grande di te, di non dire parolacce e bugie. Ma siccome bisogna morire, il problema diventa capire dove finirai dopo. Inferno o Paradiso”.

"Il paradiso non è un posto uguale per tutti, ma cambia da persona a persona. Se ti piace il mare, allora il tuo Paradiso sarà una spiaggia in cui è sempre estate”.

"Le sarebbe piaciuto diventare un'attrice. Sarebbe stato un modo appassionante per non essere più se stessa”.

"E' un onore stringere una mano sporca di lavoro".

" L'amore è nella pancia, l'amore è un vecchio cane cieco che ti manca quando sei andata via di casa".

"L'intelligenza non è saper fare ma saper imparare".

"Un attore non è che un viaggiatore del tempo. Come tutti, forse, ma loro vengono sballottati su e giù da un autista misterioso, tu al contrario sai pilotare".

"Abitare, abito, abitudine. E' tutta roba che ci mettiamo addosso, tutti i nostri strati protettivi".

"I messicani [...] pescavano razze grigiastre davanti alla statua della Libertà, abbandonata in mezzo alla baia come una vecchia promessa dimenticata" .

"Avevo conosciuto altri attori e sapevo che ne esistevano di due tipi: quelli che continuano a recitare anche dopo e gesticolano, parlano con un tono di voce più alto del necessario, occupano il centro delle stanze in cui si trovano e hanno bisogno dell'attenzione altrui come dell'aria da respirare, e quelli che invece si rintanano e per essere stati troppo guardati chiedono soltanto di sparire".

"Quello era l'orgoglio del vecchio emigrante: il rispetto conquistato col lavoro".

"Tutti partiti con le vele spiegate e tutti naufragati sugli scogli che circondano l'isola di Manhattan".





1984 di George Orwell


€ 9,50—Oscar Mondadori —Brossura —322 pagine (comprese note e appendice). 

   Oggi, dopo ben due mesi di amore e odio nei confronti di questo libro, ho finito  di leggerlo finalmente! Solitamente non impiego così tanto tempo per leggere un libro ma tra i vari impegni universitari (tra cui la laurea) e la pesantezza degli argomenti trattati dall'opera hanno prolungato i tempi della lettura. E' stata una lettura decisamente impegnativa che mi ha angosciato e fatto riflettere sul mondo, sulla politica, su tutto ciò che mi circonda, nonostante sia stato scritto nel lontano 1948 (e pubblicato nel 1949).

TRAMA E ANALISI
L'opera come tutti sapete è ambientata in un ipotetico 1984 a Londra, la capitale  dell'Oceania, uno stato totalitario e dittatoriale al cui vertice vi è un non meglio identificato Grande fratello un essere infallibile e onnisciente che nessuno ha mai incontrato di persona e che con il suo "volto dai baffi neri" spia nelle case degli individui attraverso dei maxi teleschermi che oltre ad inviare il segnale sono in grado di ricevere le immagini e i suoni del luogo in cui si trovano. BIG BROTHER IS WATCHING YOU recitano numerosi manifesti sparsi tra le strade della città impregnate dalla sua presenza rassicurante e opprimente al contempo. Il suo braccio destro è la PSICOPOLIZIA (Thought Police in inglese) che invia le sue pattuglie a spiare la gente dalle finestre e interviene al minimo sospetto. Chi veniva sorpreso a tramare contro il Partito o semplicemente era troppo scomodo veniva "vaporizzato", era come se non fosse mai esistito, la sua esistenza veniva cancellata da ogni documento, da ogni ricordo.
    Il mondo è diviso in tre immensi super-stati in perenne guerra tra loro: l'Oceania che «abbraccia le Americhe, le isole atlantiche ivi comprese le isole britanniche, l'Australasia e le regioni meridionali dell'Africa»; l'Eurasia che «comprende l'intera Europa settentrionale e i territori dell'Asia, dal Portogallo allo Stretto di Bering»; l'Estasia, «meno estesa delle altre due potenze [...] comprende la Cina e i paesi a sud di essa, le isole del Giappone e un'ampia seppur fluttuante della Manciuria, della Mongolia e del Tibet» [p.194]. In questo mondo la privacy è completamente abolita e gli individui hanno completamente perso il controllo dei loro stessi comportamenti e dei loro stessi pensieri. Il Partito che governa l'Oceania ha il controllo dei mezzi di comunicazione, della stampa, della lingua, infatti, uno degli scopi del partito è quello di creare a tavolino la cosiddetta NEO-LINGUA (NEWSPEAK in inglese) una lingua semplificata che doveva diventare lingua ufficiale dell'Oceania ed era stata messa a punto per le esigenze del SOCING (INGSOC in inglese), il socialismo inglese, l'ideologia dominante del Partito, basata su tre principi fondamentali:  


LA GUERRA È PACE 
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L'IGNORANZA È FORZA

   Questa lingua è così limitata da non permettere agli individui di esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri. Non avendo le parole per esprimere determinati concetti è come se non esistessero è questo lo scopo del Partito: eliminare ogni individualità e ogni spirito di indipendenza, tutto è assoggettato ad esso. «Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l'evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci» [p.85].
   In realtà non vi è nessuna legge scritta che vieti qualcosa e nulla apparentemente è proibito, o per lo meno nessuno se ne accorge, a parte i due protagonisti del romanzo Winston Smith e Julia, la donna di cui si innamora anch'essa dipendente del Partito, che sono consapevoli delle imposizioni del regime e tentano senza successo di opporsi ad esso è sono i soli ad avere un rantolo d'umanità in un mondo che ne è privo e tenta di distruggerla. Trovano rifugio, nei momenti liberi dal lavoro, nella bottega del Signor Charrington, un PROLET (i proletari, ossia la gente comune, meno soggetta ai controlli del Partito) che vende degli oggetti del passato come un diario che il protagonista decide di acquistare e che risvegliano la memoria di Winston e gli fanno riaffiorare il suo passato. Lo stesso nome Winston Smith è significativo: il cognome Smith è il cognome inglese più diffuso e questo manifesta la sua umanità, il suo legame con il passato che il Partito tenta di cancellare definitivamente. Winston lavora al Ministero della verità (Ministry of Truth in inglese) che ha il compito di alterare i ricordi e gli eventi storici del passato, persino la letteratura e la storia vengono modificate in funzione del Partito e Winston è testimone di tali alterazioni.



   Questa è un' illustrazione della società oceanica, una società gerarchizzata al cui vertice vi è l'Onnipotente Grande Fratello.
     Il romanzo si rifà alla tradizione satirica e utopistica inglese in particolare ai Viaggi di Gulliver di Swift e ai romanzi scientifici di H.G. Wells (La macchina del tempo, La guerra dei mondi) e a Il mondo nuovo di Huxley che fu insegnante dello stesso Orwell. Mescola quindi con maestria generi e stili differenti: è scritto in modo realistico con grande attenzione per i dettagli ma descrive un mondo ipotetico-utopico ed il suo obiettivo è di fare una satira contro i regimi totalitari, non solo quello Nazista ma anche quello comunista che si profilava all'orizzonte ai tempi di Orwell.
   Il tono del romanzo diventa sempre più violento, pessimistico e persino sadico nell'ultima parte dove Orwell descrive la cattura, l'imprigionamento e la tortura di Winston dalla Psicopolizia e la perdita della sua integrità, infatti alla fine del libro egli accetterà il fatto che « 2 + 2 = 5, solo perché è il partito a dirlo.

OPINIONI PERSONALI

   In generale posso dire di aver apprezzato l'opera soprattutto per ciò che vuole rappresentare e metaforizzare ossia il riferimento ai regimi totalitari che privano l'uomo della sua libertà, del suo modo di essere e lo rendono schiavo e in balia dello Stato, un luogo di oppressione e di conformismo. Dal punto di vista dell'intrattenimento però l'opera è difficile da digerire è molto complessa e pesante da leggere soprattutto quando tratta del fantomatico libro di Emmanuel Goldstein, TEORIA E PRASSI DEL COLLETTIVISMO OLIGARCHICO, (pp. 193-222) colui che è considerato il principale membro della resistenza contro il partito o l'appendice sulla NEOLINGUA, l'ho trovata molto pesante anche se è utile ai fini della comprensione del libro.
   Nonostante io abbia quasi odiato questo libro per la sua pesantezza ritengo però che quella che io chiamo  " la pesantezza del libro" in realtà è proprio quello che Orwell voleva che i lettori percepissero, per far in modo che questi ultimi fossero inseriti perfettamente nei regimi totalitari e sentissero lo stesso senso di "pesantezza", di oppressione e di sdegno che attanagliava Winston e chi come lui percepiva questo clima. Quindi nonostante ciò penso che l'opera meriti di essere letta almeno una volta nella vita per far in modo che tutto ciò che è avvenuto in questo ipotetico 1984 non avvenga mai e poi mai in nessun ipotetico futuro.

CITAZIONI

- "Guardando quella faccia senza occhi, quella mascella che si alzava e si abbassava rapidamente, Winston ebbe la curiosa sensazione che non si trattasse di un uomo ma di un fantoccio. A parlare non era il suo cervello ma la laringe". (p.58).
- "Contorto dall'odio stringeva in una mano l'impugnatura del microfono, mentre l'altra [...] fendeva l'aria con gesti minacciosi" (mi è sembrata la descrizione di Hitler!).
- "L'ortodossia imponeva la mancanza di autocoscienza" (p.59).
- "Gli omuncoli-scarafaggio che percorrevano lesti e scattanti gli intricati corridoi del Ministero" (p. 65).
- " L'ideale propagandato dal partito era qualcosa di immenso, di terribile di sfolgorante: un mondo di acciaio e di cemento armato, di macchine mostruose e armi terrificanti, un popolo di fanatici guerrieri che marciavano in perfetta unità di intenti, tutti pensando allo stesso modo e tutti urlanti i medesimi slogan, impegnati dall'alba al tramonto a lavorare, lottare, trionfare, reprimere...trecento milioni di persone con la stessa identica faccia. La realtà era fatta invece di città fatiscenti, squallide in cui uomini e donne malnutriti si trascinavano avanti e indietro nelle loro scarpe sfondate e vivevano in case del secolo prima" (p. 79).
- " La cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l'aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro" (p.85).
- " Se vuoi un'immagine del futuro pensa ad uno stivale che calpesti un volto umano in eterno".






lunedì 4 marzo 2013

Dorama/Dramas

Da un paio di anni mi sono letteralmente fissata con i cosiddetti Drama-Dorama asiatici. Delle serie tv di argomento romantico taiwanesi, coreane, giapponesi ,spesso tratte dai manga o dagli anime o ideate appositamente. Le trame sono banali o troppo improbabili, ma ti coinvolgono e non riesci a smettere di vederli!   In genere vi è una ragazza sfigata e povera che incontra l'uomo della sua vita che inizialmente odia, ma dal quale poi si lascia conquistare. La donna però non è vista come subordinata all'uomo, spesso è una donna in carriera che aiuta a risolvere le vicissitudini che li coinvolgono, dimostrando tanta forza e buona volontà. Vi sono delle differenze tra i vari tipi di drama: quelli taiwanesi sono più sessualmente espliciti, l'amore descritto è un amore coinvolgente, più carnale anche se non sempre è così, alcuni di essi non sono fatti molto bene, contengono numerosi errori, al punto che a volte vi sono i registi che si vedono riflessi sullo specchio come accade in Itazura na kiss; quelli coreani, invece, fanno penare gli spettatori per poi ottenere un semplice bacio tra i due protagonisti, ma devo dire che sono di fattura migliore da tutti i punti di vista: la regia, la sceneggiatura, la scenografia, e soprattutto gli attori maschili *-* davvero notevoli! Quelli giapponesi sono anch'essi di ottima fattura, ma descrivono storie d'amore quasi platonico che sfociano al massimo in un bacio, oppure descrivono storie poco probabili.
Ecco la lista di Drama che ho visto più o meno in ordine di gradimento:
  • Hana yori dango : la versione giapponese questa volta mi è piaciuta di più; ma vi consiglio di vedere anche quella coreana (Boys before flowers), anche se l'attrice protagonista di quest'ultima non mi piacesse molto. Tratto dall'omonimo manga.
  • It started with a kiss e They kiss again: nonostante vi siano alcuni errori di regia, la versione taiwanesa è quella che mi è piaciuta di più, ma ho apprezzato anche la versione coreana (Playfull Kiss).  Tratto dal manga Itazura na kiss.
  • Hotaru no hikari: giapponese molto carina e comica.
  • Coffee prince: serie coreana molto carina con la mia attrice preferita: Yoon Eun-hye. E' la storia di una ragazza lavoratrice che diventa una grande barista.
  • The Vineyard Man: coreana, sempre con Yoon Eun-hye. Lei è una ragazza povera e lavoratrice con una grande passione per la moda. A causa delle condizioni economiche è costretta ad andare in campagna dal vecchio nonno per aiutarlo nel suo vigneto.
  • Kimi wa petto: giapponese, la versione coreana è un film You are my pet.
  • My fairy lady o Take Care of the Young Lady:coreana con Yoon Eun-hye.
  • Personal taste: coreana con il mio attore coreano preferito, Lee Min Ho *-*
  • Full house: serie coreana, vi è una serie filippina pure molto carina tratta dalla versione coreana. E' la storia di una ragazza scrittrice molto sfortunata.
  • Yamato Nadeshiko shichi henge: giapponese, parla di una ragazza introversa e insicura che si trova a vivere con un gruppo di ragazzi carini e si dimostrerà essere bellissima.
  • Devil Beside me: drama taiwanese con il mio attore taiwanese preferito Mike He.
  • Why Why love: taiwanese sempre con Mike He che fa sempre la parte del bello tenebroso.
  • Hi my sweet heart: taiwanese divertente e commovente, nello stesso tempo.
  • Heartstring: drama coreano musicale.
  • My princess: coreana, molto carina.
  • Secret Garden: coreana. La storia di una stantman che lavora nei film d'azione coreani, della quale si innamora un ragazzo ricco e viziato.
  • Tatta Hitotsu no Koi: giapponese. In questo caso parla di un ragazzo povero e umile che si innamora di una giovane e ricca ragazza tranquilla e posata che devono affrontare un destino avverso a causa delle sue condizioni di salute precarie. Molto carino.
  • Koizora: giapponese, bellissimo ma nello stesso tempo molto triste.
  • That love comes: taiwanese, parla di un fotografo ricco e affermato e la commessa di un supermercato.
  • Marry me, Mary: coreana
  • Fated to love you: giapponese. E' un po' trash però è divertente e carina.
  • Lovely complex: giapponese, film. Preferisco il manga, gli attori sono scelti proprio male, tranne il protagonista maschile Otani.
  • Romantic Princess: Taiwanese, abbastanza godibile.
  • Spring Walz: coreana. Drammatico ma con lieto fine.
  • Nobuta wo produce: giapponese. Finale deludente ma molto interessante. Parla di una ragazza molto introversa.
  • Love keeps going:taiwanese, l'ho trovata un po' troppo angosciante.
  • Love Buffet: taiwanese non mi è piaciuta molto, finale deludente.
  • Mars: taiwanese. Troppo angosciante, l'ho interrotto.
  • Big: trama troppo assurda di cambio di personalità,non reversibile, soprattutto per questo non mi è piaciuta.

Mafalda, un mondo a strisce

Salve a tutti, 
oggi vorrei parlarvi di un fumetto che mi sta molto a cuore: Mafalda, il fumetto a strisce creato dalla penna di Quino, il famoso fumettista argentino, nel lontano 1964, che rappresenta l'emblema degli anni '60 ma che desta ancora oggi un accentuato interesse nei lettori di tutto il mondo. Fino a poco tempo fa non conoscevo bene questo fumetto, l'ho "scoperto" in occasione della mia tesi di laurea. Essendo appassionata di fumetti, ho voluto fare la tesi su questo argomento, e siccome cercavo un fumetto in spagnolo, dopo varie ricerche mi sono imbattuta in Mafalda, e sono rimasta impressionata da questa impertinente bambina di 6-7 anni, dai dubbi di un'adulta. Così ho comprato tutti gli "albi" e ho compiuto un vero e proprio viaggio negli anni '60, gli anni del grande boom economico, della contestazione giovanile, gli anni delle grandi sconfitte della libertà, come la costruzione del muro di Berlino nel '61,  assassinio di  Kennedy e Martin Luther King, promotori dei principi democratici e anti-razzisti la guerra in Vietnam, la guerra fredda e così via, scoprendo che non proprio tutto è cambiato: gli individui sono afflitti dai medesimi dubbi, le medesime preoccupazioni nonostante il contesto sia profondamente mutato.

Nonostante l'apparente semplicità dei disegni, Mafalda è un fumetto satirico-umoristico che compie una disamina della realtà degli anni '60 e del mondo contemporaneo in generale, valida ancora oggi. Non è un fumetto per bambini come pensavo che fosse fino a qualche anno fa. Purtroppo qui in Italia si ha una concezione del fumetto come un prodotto essenzialmente per l'infanzia,  ma, come i lettori di fumetti sanno, non è così!
La cosa che più mi ha colpito è la metafora della SOPA, la zuppa che la madre di Mafalda Raquel propina di continuo alla figlia. La sopa l’acerrimo nemico della nostra Contestataria, così la definì Umberto Eco nella prima raccolta italiana del '69, considerata come la piaga dell’infanzia di ogni bambino, una brutta parola che nessuno dovrebbe mai pronunciare.
Nonostante la sua apparente mancanza di connotazione, la pietanza nasconde un accentuato substrato ideologico - politico, celato dal nostro autore, a causa della censura, da sempre imperante nel subcontinente americano.
La minestra di Mafalda è una metafora di tutto ciò che si vuole imporre con la forza, delle cose alle quali vuole costringerci il potere, di ciò che viene imposto a un bambino, a un cittadino, a un popolo, privandolo della propria libertà di scelta, il libero arbitrio, la caratteristica essenziale dell’essere umano.
Con questo piatto tanto odiato dai bambini, Quino vuole simboleggiare in particolare l’autoritarismo militare che l’America Latina ha dovuto sopportare per tanti anni, nel corso della sua tormentata storia. La privazione della libertà di parola, di pensiero e di orientamento sessuale e religioso rendono l’uomo annichilito, umiliato e schiacciato dalla stessa società in cui vive, che dovrebbe rappresentarlo, ma che invece lo priva della sua stessa essenza.Si può considerare la sopa come il fulcro dell’umorismo quiniano, l’allegoria che riunisce in sé l’essenza delle varie strisce di Mafalda che si scagliano proprio contro questo mondo corrotto e pieno di violenza, cattivo e insapore proprio come la minestra e che le dittature militari esprimono appieno.

"Non è che...confondi l'alimentazione con "alimentaggio"?"
Fa riferimento al libertinaggio (non sapevo come tradurlo) cioè abuso di libertà. In questa vignetta Mafalda crede che sua madre abusa del cibo e le da cibo tanto per darglielo, non per necessità.

- "Devi mangiarla. I bambini che non mangiano la minestra non crescono mai! ...e rimangono sempre bambini non diventeranno mai grandi!
- Che tranquillità ci sarebbe oggi se Marx non avesse mangiato la minestra!"
-"Che gusto ha? - Di polvere! Fa riferimento ai regimi dittatoriali che si impongono con la forza".
"...l'ho finita! Come ti sto educando male, mamma! come ti sto educando male!"
- "Che pranzo delizioso hai preparato mammina?
-Minestra
-Non si dicono parolacce a tavola!
- Minestra non è una parolaccia!
- Neppure le parolacce si dicono a tavola!"
"Le sembrerà triste Raquel, ma in momenti come questo "mamma" è solo un suo pseudonimo" 

"La minestra sta all'infanzia, come il comunismo sta alla democrazia"
La minestra che è considerata in questo caso alla stregua del comunismo che, nonostante professi l’egualitarismo come sua ideologia fondante, è stato protagonista di sanguinose dittature, susseguitesi nel corso della storia, prima fra tutte la dittatura comunista di Stalin che vide lo sviluppo dei cosiddetti gulag, dei veri e propri campi di concentramento e di sterminio, esattamente come i lager nazisti.







giovedì 28 febbraio 2013

London Calling


“Londra malinconica- a volte immagino che le anime perdute della gente siano costrette a vagare per le strade di questa città in modo perpetuo. Uno le sente passare accanto come un soffio d’aria”
William Butler Yeats


Dedico questo post alla città che più mi affascina e che adoro della vecchia Europa: London, una città dalle mille sfaccettature: ipertecnologica ma naturalistica: con i parchi enormi che si trovano al centro della città, tra i grattacieli della City; caotica come un formicaio in movimento ma ordinata nel suo   disordine. Solo chi è stato in questa splendida città può capire quello che sto dicendo.